Caldo … Silenzio … Aria immobile … Silenzio … Non un respiro, un alito di vento … CALDO!!!
Al termine della notte Arturo si ritrovò, senza nemmeno sapere come, al centro di una vasta pianura dalla cui terra riarsa crescevano a milioni sparuti ciuffi di erba gialla e secca, alti quanto lui. Questo paesaggio sembrava stendersi all’infinito, non c’era neanche un bordo, un qualcosa di diverso per tutto l’orizzonte, solo un leggero tremolio nella percezione visiva dell’aria a causa dell’intenso calore, insopportabile! Arturo si guardò indietro da dove era arrivato: la locomotiva ed i binari erano spariti, come evaporati sotto a quel sole cocente. Forse erano tornati a casa, forse non erano mai esistiti, ma lui, Arturo, era lì, era arrivato in Africa nell’immensa distesa arida della savana! Il sole ardeva con tale forza che tutto sembrava fermo, persino i pensieri facevano fatica a manifestarsi. Arturo si sentiva pervaso da una strana stanchezza pur non avendo fatto ancora niente, un’indolenza pesante che sembrava colargli addosso come piombo fuso, facendogli desiderare di chiudere gli occhi e mettersi a dormire lì dove si trovava, sotto al sole, in mezzo al nulla. <<Perché no?>>, si disse Arturo, <<un sonnellino non potrà farmi male, magari quando mi sveglierò sarà tutto finito … magari anche questo è un sogno e quando mi risveglierò sarò di nuovo a casa .. magari .. >>. Arturo non riuscì a scoprire come terminava il suo ultimo pensiero perché sprofondò immediatamente in un sonno pesante, come di pietra. Nel sonno c’era una grande calma, tutto era a posto: non c’era più il sole, né il calore, non c’erano ansie né paure. Non c’era nulla. Arturo stava quasi per rimettersi a dormire in quella calma immobile, quando gli parve di udire un suono, una voce lontana che lo chiamava, limpida e cristallina come la voce della mamma, calma e profonda come quella del papà << Arturo, tesoro, vedi di non fare tardi che ti aspettiamo!!>> diceva una, << Arturo, ragazzo mio, sai cosa devi fare: ce la puoi fare!! >> ripeteva l’altra. E d’improvviso Arturo capì. I pensieri riuscirono finalmente a collegarsi col cervello ed Arturo si strappò da quel sonno forzato e aprì gli occhi. La savana era sempre davanti e tutto intorno a lui, e il sole era ancora più alto e caldo nel cielo. Così non andava, Arturo doveva trovare un modo per togliersi da lì, per muoversi, raggiungere un po’ d’ombra, bere dell’acqua. Il suo sogno, il suo desiderio di vedere gli animali della savana l’aveva portato sin lì ed ora lui non si sarebbe certo arreso! Doveva solo credere. Doveva soltanto continuare a credere in se stesso e nei propri sogni, senza dubitare, senza rinunciare. Arturo allora desiderò di poter viaggiare veloce attraverso quell’immensa distesa di terra secca e bruciata, desiderò di raggiungere un fiume, un lago, dove sapeva che ci sarebbe stata la vita, che avrebbe trovato tutto quello di cui ora aveva davvero bisogno. Là avrebbe avuto ombra per ripararsi, ed acqua per dissetarsi.
E là, là per davvero avrebbe visto i suoi animali, il motivo del suo viaggio. << Oh, voglio viaggiare veloce per questa terra, sentire il vento sul viso muovermi i capelli. Voglio lasciarmi la polvere alle spalle e se fossi un uccello voglio vedermi avanzare dritto come una lama di fumo nell’immensa piana. Voglio saltare sassi e rocce, scavare solchi nitidi in sabbia e terra. Voglio che ognun che viva mi guardi come guarda il fulmine cadere, o il treno, o il razzo mentre sfrecciano!! >> Arturo non seppe dire come queste parole gli erano salite per la gola e uscite dalla bocca, con un suono simile ad un magico incantesimo. Fatto sta che non appena le ebbe pronunciate davanti a lui si materializzò una delle cose più belle .. e più fiche.. che avesse mai visto!! Davanti a lui c’era una moto di legno!! Ma non era proprio una moto vera, in realtà era una bicicletta di legno, di quelle senza pedali che adesso andavano tantissimo e ce l’avevano quasi tutti i bambini piccoli di Borgo Tranquillo. Solo che questa era a forma di moto, sembrava proprio una vera moto da cross, uno scrambler!! Ed era dipinta in modo stupendo, che ti faceva venire voglia di sedertici sopra, accendere il motore e dare gas .. e poi, via .. E via fu! Arturo, incantato da un giocattolo tanto bello, ci si era seduto sopra e con la fantasia aveva acceso col piede la moto e dato gas girando la manopola: la bici a forma di moto era partita di colpo ed ora Arturo stava sfrecciando a tutta birra, lasciando una scia di fumo dritta come una spada sollevarsi nell’aria immota della savana africana. Arturo rideva, felice mentre il vento gli scompigliava i capelli. La sua bici a moto era fantastica, i chilometri scorrevano come fossero stati sospiri e laggiù, in lontananza, proprio sul filo dell’orizzonte, si profilava il chiaro luccichio di un fiume che gli prometteva salvezza e ristoro. Arturo ora era certo che nulla sarebbe andato storto: stava per realizzare il suo desiderio!!
…Continua…
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Il Giocattolo di questa favola esiste davvero!
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Molto belle le Avventure di Arturo!Le sto utilizzando a scuola con i bambini di classe IV per un lavoro di informatica. Ma dopo la terza puntata che succede???? I bambini vogliono sapere…… Quando pubblicate il seguito?
Da: Maria Chiara su 13/12/2010
alle 6:50 pm
Molto belle le Avventure di Arturo!Le sto utilizzando a scuola con i bambini di classe IV per un lavoro di informatica. Ma dopo la terza puntata che succede???? I bambini vogliono sapere…… Quando pubblicate il seguito?
Da: Maria Chiara su 17/12/2010
alle 11:24 am