Pubblicato da: giocattoliefavole | 02/01/2011

Il viaggio di Arturo – quarta parte

Arrivato al fiume Arturo si dissetò. In verità, si gettò nell’acqua con tutto se stesso e bevve sino a sentirsi la pancia gonfia come un pallone. Allora ristette, galleggiando ad occhi chiusi, godendosi quella meravigliosa sensazione di fresco, di vita ritrovata. Passato un tempo imprecisato, Arturo cominciò a guardarsi intorno. La corrente, appena percettibile, l’aveva lentamente allontanato dalla riva ed ora si ritrovava nel mezzo di una vasta distesa d’acqua, così grande che non avrebbe saputo dire se si trovava ancora nel fiume oppure in un lago. Le sponde non si vedevano più, per quanto ne sapeva lui Arturo avrebbe anche potuto trovarsi in mezzo al mare. Il cielo era terso, solo qualche nuvola bianca ogni tanto, come in una cartolina. Arturo galleggiava sulla schiena, le braccia e le gambe allargate come gli aveva insegnato suo papà l’estate prima. L’acqua era diventata più fredda, e scura sotto di lui, sembrava davvero molto profonda. Ora Arturo cominciava a preoccuparsi, agitandosi scompostamente. Come era finito lì? Come avrebbe fatto a uscire? Perché si era allontanato da casa? C’erano animali pericolosi in quelle acque? Perché? Perché? <Mammapapà AIUTO!!>, gridò tutto d’un fiato Arturo mentre le lacrime cominciavano ad uscire dai suoi occhi e la disperazione scendeva come un mattone sul suo cuore. La paura gli teneva strette le braccia e gli induriva il corpo intero, facendolo scivolare sempre più giù, sotto la superficie dell’acqua ora agitata dai movimenti convulsi di Arturo in preda al panico. <Ehi, se non ti calmi finirai per berne troppa di quell’acqua>, disse a un tratto una voce. <Chi c’è? Chi ha parlato?>, replicò Arturo ancora spaventato e confuso, guardandosi nervosamente intorno. La voce proveniva da dentro l’acqua, com’era possibile? Lì non c’era nessuno! Poi, guardando più attentamente, Arturo si avvide che dalla superficie sporgevano due grandi occhi, un po’ obliqui, che stavano in fondo a un muso lungo e appiattito e in cima a un corpo robusto e affusolato che terminava in una lunga coda; la pelle verde era coperta di scaglie durissime e denti affilatissimi ornavano la grande bocca. <Un coccodrillo, AIUTO !!!>, strillò Arturo. <Ehi, calmati ragazzino che così ti verrà un colpo. Non ho intenzione di farti male>, disse ancora quella voce profonda, <anzi, sono qui per aiutarti>, aggiunse poi. Arturo rimase, se possibile, ancora più impietrito di quando prima stava affogando. Poi, vedendo che quell’enorme coccodrillo rimaneva ad osservarlo senza tentare in alcun modo di fargli del male, cominciò a rilassarsi e si mise a scrutare meglio quello strano animale. Ora che lo guardava bene, quel coccodrillo aveva qualcosa di strano rispetto a tutti quelli che aveva visto allo zoo o in foto sui libri o in televisione. Sul dorso c’era come una cresta, fatta di anelli e maniglie colorate che frusciavano ed emettevano buffi scricchiolii; sul torace della bestia c’era uno specchio, che rifletteva il cielo e l’acqua, e tante tasche di tutti i colori erano cucite lungo i suoi fianchi; dietro la nuca del grande rettile, poi, Arturo si accorse che se ne stava placida una gallinella bianca, intenta ad osservarlo con i suoi occhietti birichini. <Allora, vieni o no ?>, tuonò la voce del coccodrillo <la riva è lontana>. <Eh, co – cosa?>, balbettò Arturo che ancora non sapeva che pesci pigliare. <Forse che l’acqua ti ha bagnato anche il cervello?>, riprese il coccodrillo <aggrappati a me, che ti riporto a riva. Sbrigati!> <Si, subito. Arrivo!> si affrettò a dire Arturo, temendo che il verde coccodrillo girasse sulla sua enorme coda e se ne andasse lasciandolo lì da solo, in mezzo a tutto quel niente così inquietante. Arturo si lanciò sulla groppa del grande coccodrillo, e vi si aggrappò proprio come si dice che i naufraghi facciano con i relitti e … ma che sorpresa! Quel corpo che sembrava tanto duro e minaccioso solo a guardarlo, si rivelò morbido, e soffice, come un guanto o un cuscino o una calda coperta. Arturo poteva stringerselo al petto e affondarci dentro tutta la faccia, poteva stendercisi sopra e riposarsi. Quel coccodrillo gli fece ricordare quel giocattolo che avevano regalato al cuginetto Luca quando era piccolo che non camminava ancora: quanto gli era piaciuto, e quanto tempo se ne stava lì a giocare facendosi coccolare da quel morbido giocattolone. Perso in questi pensieri e ricordi Arturo non si accorse di essere arrivato a riva sino a che il coccodrillo non lo chiamò, facendolo sobbalzare <Ehi, sognatore, sei di nuovo in salvo adesso. Ma la prossima volta che decidi di volare con la fantasia fallo dove non ti puoi far male>, disse il coccodrillo ad Arturo. <Contaci, amico, lo farò. E grazie di tutto, è stato bello farsi coccolare da te!>. Il grande coccodrillo verde strizzò l’occhio ad Arturo, la gallinella bianca emise un lieve pigolio ed entrambi tornarono ad immergersi nelle acque di quello strano fiume/lago/mare che sembrava, misteriosamente, essere tornato un normalissimo corso d’acqua. Arturo li guardò allontanarsi sereno. Stava cominciando a capire tante cose di quel suo singolare, misterioso e affascinante viaggio che lo portava così lontano, anche se lo faceva sentire tanto vicino…

…Continua…

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Il Giocattolo di questa favola esiste davvero!

    

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