Quando piombò nel sonno, però, ad Arturo sembrò di sprofondare dentro un inchiostro nero e senza fine. Si sentiva come se fosse sospeso in un vuoto fatto di buio, come se stesse galleggiando su di un mare sconfinato senza la luce della luna, nero come la pece, denso come il petrolio. Arturo sapeva che era solo un sogno, ma non riusciva ugualmente a risvegliarsi. Sapeva che tutto ciò che gli stava accadendo non era reale, però il suo cuore cominciava a dubitare e la paura lentamente si stava insinuando nella sua anima facendogli dimenticare chi fosse e dove fosse. La paura portò il dubbio e silenziosamente, ad uno ad uno, tutti i suoi ricordi, tutte le sue certezze, cominciarono a svanire lasciandolo lì, solo, come se fosse nudo e abbandonato sopra una roccia battuta dal vento. Arturo sentiva che stava scivolando verso un baratro senza fondo da cui non sarebbe più riuscito a uscire. Stava perdendo tutto, anche il suo nome che già non ricordava quasi più. Era un bambino, solo un bambino, chi poteva aiutarlo? Chi l’avrebbe aiutato? Nel sogno il bambino che un tempo era stato Arturo pianse, e una singola lacrima scese lungo la guancia e cadde giù, cominciando a roteare lentamente intorno a quel corpo rannicchiato, sospesa in quel vuoto, in quell’assenza. Galleggiando intorno a lui quella singola lacrima prese a illuminarsi, dapprima lentamente e in modo incerto, poi sempre di più, sempre più forte, fino ad assumere il bagliore di una stella. Il bambino che non sapeva più chi fosse si riscosse dalla sua disperazione e si fermò a fissarla, pieno di stupore, colmo di speranza. Ora quella luce, quella stella, stava cominciando a mutare, a riempirsi di forme e di colori, di segni e immagini. Allungando la mano il bambino la prese e la tenne a sé: quella stella mostrava il suo volto, mostrava il suo nome, lui era Arturo, così c’era scritto in modo chiaro e inequivocabile. Arturo. ARTURO. E non era sola quella stella, ce n’erano tante, tante altre, tutte piene di immagini di lui, che ripetevano il suo nome, che gli restituivano la forza della memoria, il potere dei suoi ricordi. Ed ecco che le immagini del viaggio appena vissuto gli tornarono tra le mani, concrete, solide: ecco il trenino e gli animali, la moto e il deserto, il coccodrillo e il lago, e poi altri ricordi di sé come quando aveva ballato l’Hip hop o aveva giocato a basket, altre sue immagini vestito in tanti modi differenti. Era lui. Era tornato finalmente. Arturo aprì gli occhi e si svegliò, quel brutto sogno era finito! Erano stati i suoi amici a salvarlo e a riportarlo indietro, ora Arturo l’aveva capito. Nel momento più cupo i suoi amici erano venuti a trovarlo, e attraverso le loro testimonianze, i ritratti di sé che loro gli avevano donato, Arturo era riuscito a ritrovare la forza di credere in se stesso. E grazie a loro, quella forza non l’avrebbe abbandonato più. Ora Arturo era pronto per ritornare a casa!
Questo racconto è dedicato ai ragazzi della Classe IV dell’Istituto San Giuseppe di Macerata e quelli che seguono sono i disegni da loro realizzati. A tutti loro un grazie di cuore da parte di Arturo!!





































mi piacciono molto le vostre puntate. Spero che continuiate a raccontarci le avventure di Arturo che sono divertenti ed interessanti. Belli i disegni. Ciao
Da: veronica su 24/03/2011
alle 4:24 pm
Grazie Veronica, siamo felici che ti piacciano le avventure di Arturo. Continua a seguirci e ti regaleremo nuove puntate. A presto.
Da: giocattoliefavole su 24/03/2011
alle 5:34 pm
Anche a me piacciono molto e spero tanto che continuiate a raccontare la favole di Arturo
Da: chiara su 07/01/2012
alle 12:57 pm