Col cuore leggero di chi si sveglia in una splendida mattina di sole, Arturo si alzò in piedi e uscì dalla caverna in cui si era riparato. Fuori il giorno era cominciato da un bel pezzo, e l’aria era piena di profumi; la luce faceva risplendere i colori del mondo che lo circondava, come se l’intero creato avesse deciso di rinnovarsi per lui. Il mondo sembrava davvero bellissimo ora che la notte buia era passata, che le paure e i dubbi avevano lasciato il suo cuore; ora che Arturo sapeva cosa fare! <Ho fatto un lungo viaggio cercando di raggiungere i miei desideri>, disse Arturo a se stesso mentre con lo sguardo accarezzava ogni angolo del mondo che vedeva <Senza volerlo, ho vissuto avventure che mi hanno spiegato e fatto capire tante cose. Ora mi sento più grande, più sicuro. Ho voglia di tornare a casa!> E così dicendo Arturo prese a camminare, non conosceva la strada, è vero, ma questa volta conosceva se stesso e sapeva che avrebbe saputo cosa fare. Avanzava ogni passo sulla terra come se fosse un gigante alto tre metri e poteva ammirare tutto quello che lo circondava, vedeva ogni fiore nell’erba, ogni frutto sui rami, ogni animale presente in tutta quella vasta, smisurata terra che stava attraversando. Arturo si inebriava di tutto, sentiva tutto come se facesse parte di lui, rendendolo più forte, rendendolo ancora più grande. <E ora voglio tornare a casa!!> gridò Arturo al vento, e dal vento gli giunse una risposta che faceva più o meno così: <Salimi a bordo, allora, e tienti forte che si vola!!>. A pronunciare quella frase era stato un aereoplano, anzi per dirla tutta un biplano giocattolo tutto colorato, che atterrò proprio accanto ad Arturo. <Un altro giocattolo! Certo, perché no?>, si disse Arturo <In fondo tutto è cominciato così, e così è giusto che debba finire. Attraverso i giochi ed i sogni si cresce, basta darsi il tempo giusto e lasciar fare alla natura senza forzarne la mano. L’ho capito, e sono pronto. Andiamo!!> gridò Arturo al suo nuovo amico <Portami in alto, però, fammi vedere tutto, ma proprio tutto tutto!> Ed ecco allora che il suo biplano colorato, facendo capriole e avvitamenti per aria, sorvolò tutto l’immenso mondo che era stato creato per Arturo e per tutti gli altri esseri viventi come lui. E Arturo vide. Vide le vette più alte e le spiagge più assolate, vide le acque cristalline dei fiumi e quelle colorate dei mari, vide i colori, tutti i colori possibili di ogni cosa esistente e sentì che ognuno di essi si fondeva con la sua anima, legandosi indissolubilmente dentro di lui. E mentre vedeva, e capiva, Arturo pianse ma di gioia, stavolta, di felicità pura; e mentre piangeva, rideva, e con tutta la forza della sua giovane voce disse al biplano di virare verso la sua casa. E così fu. Il biplano colorato riportò Arturo a casa, sorvolando terre e mari. Quando passarono sopra Macerata, Arturo capì di essere quasi arrivato, Borgo Tranquillo non era molto lontano. Arrivarono che stava quasi albeggiando, i tetti delle case uno scintillio d’oro; fra tutti, Arturo riconobbe quello di casa sua, eccoli lì, proprio lui, e quello era il suo balcone, quella la finestra della sua cameretta: era ancora aperta, come la lasciava sempre il suo papà per far passare l’aria; se solo fosse riuscito a passare da lì .. <Sono o non sono un giocattolo? Non ti preoccupare> disse il biplano colorato rispondendo ai pensieri inespressi di Arturo <Chiudi gli occhi e lascia fare a me!>. E così man mano che la finestra della cameretta si avvicinava, il biplano e Arturo diventavano piccoli, sempre più piccoli, grandi proprio come un giocattolo, quel tanto che serviva per planare attraverso i battenti semiaperti e atterrare tra le lenzuola del lettino. Non appena Arturo toccò il suo materasso, la sveglia cominciò a suonare: erano le 7, ora di alzarsi per andare a scuola! Arturo balzò in piedi e si guardò subito allo specchio: era lui, proprio lui, normale come sempre, con il suo pigiama azzurro preferito. Intorno a lui, nella sua camera, gli oggetti di sempre e tutti i suoi giocattoli sparsi, come al solito, sul pavimento. Di là, per casa, i rumori familiari dei primi movimenti del mattino, tintinnio di tazzine e cucchiaini, odore di caffè, chiacchiere sommesse della mamma e del papà in cucina. Oltre la finestra il sole dava il suo benvenuto ad una giornata che si annunciava strepitosa. Eh, si: era proprio tornato: a casa, dalla sua famiglia, dai suoi amici, nel luogo e nel tempo in cui consapevolmente voleva ora essere e vivere! Arturo sentì di essere immensamente felice!
Fine











