Pubblicato da: giocattoliefavole | 13/11/2011

Le avventure di Katy – Seconda puntata

Questa è la seconda puntata delle avventure di Katy, scritta da noi ed illustrata dai bambini della V elementare della scuola primaria paritaria “San Giuseppe” di Macerata

… <Ti senti bene?> disse una voce che sembrava venire da molto lontano <Per poco non mi sei caduta addosso, imbranata!>, aggiunse un’altra , <Ma chi è?> apostrofò una terza. Katy provò ad aprire gli occhi, ma c’era troppa luce e faceva davvero troppo, troppo caldo. Il sole alto nel cielo era come un faro potente puntato contro di lei e contro la sua testa che adesso cominciava a farle male. Sentiva le vene pulsare veloci ai lati delle tempie facendo un rumore sordo e continuo come quello di un tamburo che chiamava a raccolta. <Alzati, svelta, non senti che ci stanno chiamando?> disse una quarta voce cui si aggiunse un braccio che l’aiutò a sollevarsi dalla sabbia. <Sabbia?> pensò Katy mentre istintivamente fece il gesto di passarsi le mani addosso per spazzolarsi gli abiti dopo la caduta <Ma..ma dove sono i miei vestiti?> disse ad alta voce sentendo il contatto delle sue mani con la pelle nuda. Addosso, infatti, non aveva più il suo bel pigiama morbido che indossava poco prima, ma un pezzo di tela quasi informe con solo due buchi per le braccia ed uno per la testa, stretto in vita da una cintura. Anche i suoi piedi erano nudi, ed affondavano le dita nella sabbia. Sgomenta, Katy alzò lo sguardo e ciò che vide la lasciò senza parole: intorno a sé migliaia di persone si stavano accalcando al richiamo di un grande tamburo suonato in cima ad una grande duna.  Ovunque guardasse Katy non vedeva altro che sabbia a non finire, come un immenso mare privo di acqua e bruciato dal sole, un mare che si stendeva sino all’orizzonte e si infrangeva davanti alle alte colline, di sabbia anch’esse, al centro delle quali si ergeva la duna maestosa dove tutta quella gente si stava affrettando. Senza sapere perché Katy si mosse istintivamente seguendo la scia delle persone, dirigendosi con loro verso il luogo dell’adunata. <Arrivano i contadini! Stanno arrivando i contadini dal Nilo!!> gridavano intanto quelli accanto a lei <Eccoli, sono tantissimi> esclamò qualcuno <Finalmente, così il nostro lavoro si alleggerirà un po’> disse qualcun’altro.

Katy si sentì afferrare per il braccio , un ragazzo dalla pelle scura, i capelli ricci e dei grandi occhi neri la stava trascinando a grandi passi verso un gruppo di bambini che era rimasto alla base della duna <Ora che il Nilo ha straripato ed il faraone ha mandato i contadini a lavorare con noi alle piramidi, per  gli operai il lavoro si alleggerirà di certo> disse < è per noi che si mette male, il nostro lavoro diventerà un inferno adesso! Forza ragazzi, dobbiamo organizzarci> aggiunse rivolto ai bambini che lo stavano aspettando, e poi, guardando Katy con diffidenza le chiese: <e tu chi sei? E’ il tuo primo giorno di lavoro?> <Lavoro?> chiese Katy incredula <ma siamo solo bambini!> <Ma la sentite la principessa?> disse sprezzante il ragazzo <e secondo te i bambini cosa dovrebbero fare?  Anche noi dobbiamo mangiare, ed il pane non si da gratis a nessuno qui!> <Ma che dobbiamo fare?> chiese Katy < Ma da dove vieni? Il sole ti ha fritto il cervello? Non vedi dove siamo?> Le disse il ragazzo afferrandola per le spalle e facendola girare su se stessa fino a farle guardare il panorama dietro di lei.

 A Katy si mozzò il respiro: una enorme piramide si ergeva imponente davanti a lei e, a fianco, un enorme cantiere brulicante di operai intenti alla costruzione di una seconda piramide.

<Stiamo costruendo la piramide del grande Chefren , come i nostri padri hanno costruito la piramide di Cheope, i grandi lavorano e noi ci occupiamo delle staffette per trasmettere gli ordini ed i messaggi> disse il ragazzo. Katy, non sapendo che fare, né come tornare a casa, decise di assecondare il ragazzo che le parlava <scusa, hai ragione, il sole mi ha un po’ frastornato ed oggi è il mio primo giorno di lavoro! Ti dispiace dirmi cosa devo fare?> <Certo, sono qui per questo, io sono Aziz ed il mio compito è di coordinare tutti questi bambini e far sì che portino i messaggi rapidamente nei punti più importanti del cantiere> <E come fate?> chiese Katy, pentendosi subito dell’ingenuità della sua domanda <ma correndo sotto il sole da una parte all’altra> rispose il Aziz, <e ti dico che hai scelto un brutto giorno per cominciare, quando arrivano i contadini il lavoro diventa molto più duro, non facciamo che correre come matti per tutto il cantiere senza fermarci un momento!>  aggiunse sconsolato <Perchè?> chiese Katy <Zuccona-rispose Aziz-noi portiamo messaggi, più persone ci sono nel cantiere, e più messaggi dobbiamo trasportare, forza, come primo giorno di lavoro correrai insieme a me- e poi, rivolto agli altri bambini- Avanti, tutti ai propri posti!> Tutti i bambini si sparpagliarono per il cantiere e Katy seguì Aziz verso il suo primo giorno di lavoro. …

 La giornata sembrava non dovesse mai finire, Katy ed Aziz passarono tutto il tempo a correre sotto il sole, a piedi nudi, tra un lato e l’altro del cantiere portando notizie, ordini, informazioni e ricevendo in cambio solo rimproveri per la loro lentezza. A ora di pranzo Katy aveva i piedi sanguinanti, le gambe doloranti ed il fiato corto. Lei e tutti i bambini si radunarono sotto una tettoia dove avrebbero consumato il loro magro pasto, fatto di un pezzo di focaccia stantia e qualche dattero. Katy era davvero sconsolata, voleva tornare a casa, avrebbe preferito persino tornare a scuola, piuttosto che passare un’altra ora in quel cantiere, a correre sentendosi goffa ed ignorata da tutti, con gli altri bambini che la prendevano in giro per la sua lentezza, senza contare che senza i suoi occhiali Katy non ci vedeva bene, e questo complicava molto le cose con gli altri bambini! Tutto questo pensava Katy mentre mestamente girava tra le mani la ciotola di terracotta che usava per bere e pensava ai giochi che, se fosse stata a scuola, avrebbero fatto i suoi compagni nel cortile dopo pranzo, giochi a cui lei di rado partecipava a causa della sua timidezza e a causa delle prese in giro degli altri bambini, ma che adesso le sembravano decisamente meglio della realtà in cui era piombata senza volerlo. Certo che i bambini dell’antico Egitto erano veramente sfortunati! Katy si guardava intorno e vedeva le loro facce stanche, i vestiti strappati, i piedi nudi e nessuna traccia di sorriso negli occhi o sulle labbra….poveretti, come avrebbe voluto fare qualcosa per loro! Dopotutto lei veniva dal futuro, sapeva cose che loro non avrebbero mai potuto nemmeno immaginare…lei era molto più fortunata di loro, nel suo tempo i bambini erano amati e protetti, andavano a scuola ed imparavano tante cose, non dovevano lavorare e comunque nella loro situazione, i grandi avrebbero usato il telefono per comunicare invece di ammazzare di fatica dei bambini innocenti…ma il telefono lo avrebbero inventato solo dopo migliaia di anni! Il telefono sarebbe stato così comodo…<Il Telefono!> disse Katy ad alta voce <ma certo, io so come costruire un telefono! Del resto tutte le ore passate in biblioteca a qualcosa saranno pur servite, no?> Tutti i bambini egizi la guardavano con occhi stupiti perché Katy era balzata in piedi con uno sguardo intenso e diceva cose che loro non capivano ma Katy sembrava trasformata, non sembrava più la stessa bambina timida e remissiva di prima.

 

<Ascoltatemi tutti – disse ai bambini stupiti- io so come fare per alleggerire il nostro lavoro!> <E come pensi di fare – le chiese Aziz con tono ironico- sai forse far crescere le ali ai piedi?> <Ai piedi no-rispose Katy- ma alla voce si! Ascoltatemi tutti, ecco come faremo: portatemi tutte le ciotole che avete, e mi serve stoffa, tanta stoffa che dovete stracciare ed annodare in lunghi lunghissimi fili, e mi serve un martello ed un chiodo, presto, prima che finisca la pausa!> Katy aveva parlato in tono così autoritario che i bambini non discussero ma si diedero da fare per procurarle tutto quello che lei aveva chiesto. Katy si mise al lavoro ed in poco tempo aveva forato tutte le ciotole e le aveva unite a due a due con lunghi fili. < E adesso – chiese Aziz – che ne facciamo di queste cose?> <Fidati di me-rispose Katy – prendi questa ciotola , vai laggiù al pozzo  mettila all’orecchio e ascoltami> <Ma saranno almeno 500 metri – gemette Aziz – come pensi che io possa sentirti> <non fare domande, vai> Ordinò Katy e, non appena Aziz fu in posizione prese la ciotola collegata all’altra estremità del filo e disse a voce normale <Adesso mi devi un favore> <Tutti i favori che vuoi piccolo genio! La tua invenzione funziona, ti sento benissimo! – disse Aziz attraverso la ciotola- Ora non dobbiamo far altro che disporci ai quattro angoli del cantiere e qualsiasi ordine ci daranno potremo riferirlo in un battibaleno senza dover correre sotto il sole! Adesso lo sperimenteremo, il lavoro sta per cominciare, incrociamo le dita e speriamo bene!>…

Il sole stava tramontando sulla piana di Giza, i bambini si radunavano per la cena come tutte le sere, ma quella sera, a differenza del solito, presso il loro accampamento si sentivano voci festose e piene di gioia, per la prima volta da quando avevano memoria, era scesa la sera e loro non erano distrutti dalla stanchezza! Non solo, ma i grandi li avevano elogiati per la velocità con cui avevano trasmesso i messaggi e avevano ammirato sbalorditi la loro nuova invenzione. Katy se ne stava in disparte, come suo solito, senza partecipare ai festeggiamenti, quando all’improvviso Aziz le si parò davanti seguito da tutti gli altri bambini. Katy d’istinto si ritrasse memore degli scherzi cui era sottoposta a scuola ma Aziz la prese per mano con dolcezza e la portò in mezzo agli altri bambini dicendo queste parole: <Fino ad oggi non ti conoscevamo, ma il tuo arrivo deve essere stato un dono degli Dei, tu hai cambiato in meglio la nostra vita e noi bambini del cantiere non dovremo più ammazzarci di fatica ma potremo tornare ad essere semplicemente dei bambini. A nome di tutti ti dico GRAZIE, GRAZIE  ed ancora GRAZIE!>

Non appena Aziz ebbe pronunciato quelle parole l’aria cominciò a tremolare, i bambini divennero sempre più sfuocati, si creò un vortice intorno a Katy e cominciò a ruotare sempre più forte fino a che non perse conoscenza…

…Quando finalmente tutto si fermò e Katy aprì gli occhi in cuor suo sperava di essere tornata a casa, ma ben presto dovette ricredersi: un paio di mani robuste e sgraziate la afferrarono dicendo <Una spia persiana si è infiltrata nel nostro accampamento, portatela dal grande Alessandro!> …

…continua…


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