Ed ecco la terza puntata delle “Avventure di Katy” scritta dagli alunni della V elementare della scuola primaria paritaria “San Giuseppe” di Macerata…
TERZA PUNTATA
Katy si sentì afferrare per le braccia da due soldati vestiti con armature dorate e col viso abbronzatissimo. Quegli uomini la portarono in una reggia enorme, tutta di marmo e d’oro. Davanti alla reggia c’erano prati verdissimi, così estesi che sembrava non finissero mai..I prati erano ricchissimi di fontane e statue.
La più grande di tutte era la statua di Alessandro Magno a cavallo.
Katy rimase a bocca aperta al vedere quel palazzo gigantesco e quegli arredi strepitosi.
Le guardie la portarono al cospetto di un uomo. Era alto, possente e fiero. Si trattava del grande Alessandro Magno in persona! Il cuore della bambina batteva all’impazzata! Egli si alzò dal trono e disse con voce tonante: “ Chi è colei che è entrata nel mio palazzo?”
“Non lo sappiamo!” risposero le guardie “L’abbiamo catturata nella zona segreta dell’accampamento militare”.
“Arrestatela subito!” gridò Alessandro “Di certo è una spia! Ah quei persiani! Credevano di farmela mandando una ragazzina…”
Ai due lati del grande salone c’erano molti soldati. Tra questi, il vice generale Leòn si avvicinò ad Alessandro e disse: “Ma è solo una bambina, cosa può fare di male? Propongo una soluzione: mia figlia Berenìka da mesi non parla più con nessuno ed io sono molto preoccupato per lei. Se questa straniera riuscirà a farla parlare e sorridere di nuovo la libereremo, altrimenti….” Katy tremò e si fece pallida in viso ma non osava fare domande. Era semplicemente pietrificata dalla paura!
“Mmmh.. E va bene Leòn, è deciso! Guardie, portate la straniera a casa del vice generale!”.
La poveretta fu trascinata in un altro gigantesco palazzo. Dopo aver camminato per decine di corridoi le guardie, pronunciando qualcosa di incomprensibile, la spinsero dentro alla stanza di Berenika e se ne andarono. Era molto grande e tutta di legno. L’armadio era alto e ricco di intarsi, mentre il letto era bassissimo. Al centro della stanza c’era un enorme tappeto di lana.
In fondo alla stanza c’era una bambina molto graziosa: aveva lunghi capelli neri, pelle olivastra ed una lunga tunica arancione. Lo sguardò però sembrava essere spento. Katy provò a salutarla dicendo : “ Hola!”.
Ma Berenika, rossa di rabbia, iniziò a tirale tutti gli oggetti che aveva sotto mano gridando: “Vattene sciocca bambina e torna da dove sei venuta! Non ti voglio qui!!”.
Katy, col respiro affannato e le gambe tremanti per la paura, si accovacciò subito dietro al letto. Mentre pensava ad un modo per uscire viva da quella situazione, la sua attenzione fu attirata da alcuni fogli di papiro che Berenika le aveva tirato. Si trattava per lo più di autoritratti fatti dalla stessa bambina che la raffiguravano sempre sola, immersa nel buio, in mezzo ad una tempesta, o in lacrime…Lì capì qual’era il problema: la poverina soffriva di solitudine. Ad un tratto Berenika scoppiò a piangere.
Katy rifletteva su sè stessa. Anche lei a scuola non parlava mai con i compagni, ma nessuno si era mai preoccupato di avvicinarsi a lei e chiederle perchè. Si limitavano tutti a dire che era amorfa e la prendevano in giro. Per questo Katy tornava a casa sempre molto triste. “Non voglio che quello che è successo a me accada anche a questa bambina. Avrà su per giù la mia età e sembra molto sola”. Katy vinse la sua timidezza, fece un grande sospiro e si avvicinò a lei dicendole: “Ciao! Io sono Katy, neppure io ho tanti amici.. Vuoi essere mia amica?”.
Berenìka la fissò con i suoi occhini neri. Era rimasta colpita dal coraggio della bambina e così decise di conoscela meglio. Le due chiacchierarono a lungo. Dopo un po’ Berenìka disse:
“Che modo strano hai di parlare, e che razza di vestiti indossi? Vieni, andiamo a cambiarci!”.
Poi tirò fuori dall’armadio una tunica azzurra, una cinta e dei sandaletti di legno.
Dopo essersi cambiata Katy si voltò. In un angolo della stanza c’erano decine di giochi: buffi cavalli a dondolo, graziose bambole di stoffa e di terracotta, trottole colorate e tanti altri ancora.
“Quanti giochi!” esclamò Katy.
“Non li uso quasi mai.. A che serve avere tanti giochi se sei sempre sola..” Sospirò Berenika.
“Come da sola?”
“Si, noi bambine nn possiamo nè uscire nè andare a scuola non lo sapevi? Ma soprattutto sono arrabbiata con mio padre!”
“Perchè?”
“Da quando c’è questo Alessandro Magno sta sempre in guerra e sparisce per giorni. Quando torna è troppo stanco per raccontarmi le sue avventure così mangia e se ne va a letto. Nei giorni liberi si allena e basta. Non sta mai con me…” Mentre parlava a Berenìka uscì una lacrima. Fece una sospiro poi aggiunse: “E pensare che io sono un appassionata di guerra e vorrei chiedergli tante cose. Lo vedo solo di nascosto dal buco….vuoi vedere??”
“Dal buco??” chiese Katy.
“ È fantastico aspetta e vedrai!”
Berenìka prese Katy per mano e le fece fare decine di corridoi e passaggi segreti..Sembrava di essere in un film. Alla fine arrivarono in una specie di “ripostiglio” pieno pieno di armi da guerra appese alle pareti. “Guarda” disse Berenìka indicando una crepa nel muro. Katy si avvicinò e…non poteva credere ai suoi occhi! Fuori di lì c’era un cortile molto grande con decine di soldati che si allenavano scontrandosi ferocemente con asce cangenti, sarisse, spade e scudi. Indossavano bellissime armature di bronzo e grandi elmi aperti all’altezza deli occhi e della bocca.
“Sembra di essere nel mio libro di storia!” Gridò Katy entusiasta.
“Ssssh! Ci sentiranno!”sussurrò Berenìka.
“Ehi!”disse una voce cupa di un servo” “Che ci fate qui? Berenìka mi meraviglio di te! Andiamo immediatamente dal padrone, ci penserà lui a sistemarvi!”.
“Che sta succedendo?” a parlare era proprio il vice generale Leòn che, sentendo dei rumori, era entrato: “Ragazze, ma cosa state facendo?”.
Berenìka cercò di dire qualcosa: “Io..Io..Cioè noi…Niente..”. Poi si bloccò come sempre e non riuscì più a parlare.
A quel punto Katy si fece coraggio, strinse i pugni, avanzò di un passo, alzò lentamente lo sguardo e disse con voce decisa: “Sa signore, siamo venute qui perchè Berenika ama vederla combattere. Le
vuole tanto bene e vorrebbe trascorrere più tempo con il suo papà… Solo che lei è troppo occupato per accorgersene..”.
Leòn corrugò la fronte e ed aggrottò le sopracciglia. Poi si rivolse alla figlia dicendo: “Ma..ma..Berenìka, è vero quello che dice Katy?”. Ci furono alcuni istanti di silenzio che sembrarono interminabili. Poi Berenìka scoppiò a piangere ed annuì con la testa. Il papà guardò la figlia commosso. Le tese le braccia col volto pieno di gioia sussurrando: “Perdonami figlia mia!D’ora in poi il tuo papà resterà sempre con te”.
Poi non ci furono più parole, solo un lunghissimo abbraccio che da solo diceva tutto.
In quell’istante il cielo divenne buio all’improvviso, ci furono scintille e tuoni e Katy si ritrovò nel vortice del libro.
Dopo innumerevoli giravolte svenne. Aprì gli occhi dopo un po’ e si ritrovò nel bel mezzo di un’arena stracolma di gente. Si strofinò gli occhi e rimase senza fiato….Quasi quasi le sembrava d’essere nel Colosseo…
Continua…..

















