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Il cavallo, il bue, il cane e l´uomo (Esopo)

Vi siete mai chiesti il motivo dei nostri sbalzi di umore? Perché anche la persona più mite e regolata può lasciarsi andare a scatti di ira o la persona più operosa può attraversare momenti di ozio?
Le sfaccettature della personalità umana sono sempre state un mistero e sono state spiegate, nel corso del tempo, ricorrendo a tanti espedienti: dall’influenza della luna e degli astri al cibo, fino a chiamare in causa i diavoli tentatori!
Una delle spiegazioni più suggestive, a mio avviso, la troviamo nell’opera di Esopo, nella fiaba del cavallo, del bue, del cane e dell’uomo, fiaba con la quale Esopo, mentre racconta l’origine della convivenza degli animali con l’uomo, spiega perché all’interno dell’uomo convivano tante anime differenti.

Secondo Esopo, Zeus creò l’uomo donandogli una grande intelligenza ma una vita breve. L’uomo tuttavia, facendo tesoro della sua intelligenza, riusciva a vivere al meglio affrontando con ingegno ogni avversità. In breve l’uomo si costruì dei ripari sempre più adatti alle sue esigenze e all’arrivo dell’inverno aveva costruito una casa calda confortevole dove ripararsi dal freddo e dalla pioggia.

Fattoria in legno con animali Goki
Un giorno di quell’inverno il cavallo, che non sopportava più il freddo e la pioggia, andò dall´uomo e lo pregò di dargli un riparo. L’uomo, accettò di offrire riparo al cavallo ma in cambio chiese di ricevere in dono una parte degli anni che il cavallo doveva ancora vivere. Il cavallo accettò, e così, da quel momento, fu ospitato dall’uomo.
Poco dopo arrivò il bue, anch’egli incapace di resistere alle intemperie e anche a lui l’uomo rispose che gli avrebbe dato riparo in cambio di parte degli anni che gli rimanevano da vivere, e anche il bue accettò lo scambio.
Infine giunse il cane tutto infreddolito e anch’egli trovò rifugio in cambio di alcuni dei suoi anni.

fattoria in legno con camion Vilac
E da quel momento Il cavallo il Bue ed il cane iniziarono a vivere insieme all’uomo ed ecco perché gli uomini racchiudono in loro così tante anime: durante il tempo che era stato loro assegnato da Zeus sono puri e buoni; quando vivono gli anni che erano del cavallo diventano fieri e vanagloriosi; quando arrivano agli anni del bue diventano autoritari e quando poi concludono la vita con gli anni del cane, sono rabbiosi e abbaiano continuamente.

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Libri, amore mio.

 

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Oggi parliamo di libri. Quanti di voi ricordano il primo libro che hanno letto? E quanti di voi ricordano il libro speciale, quello che, all’improvviso, ha fatto scoccare la prima scintilla di quel fuoco ardente che è l’amore per la lettura? Eh sì, ogni fuoco che si rispetti nasce da una piccola scintilla, una sola, che piano piano divampa per diventare un incendio incontenibile. La lettura non fa eccezione. Nella vita di ogni lettore c’è stato un momento indimenticabile in cui la lettura, da obbligo, è diventata un piacere o, meglio ancora, una necessità.

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Per me è accaduto tardi: avevo già 14 anni e molte letture alle spalle quando mi è capitato tra le mani un piccolo libro per il quale, nella mia ignoranza, non avrei dato due lire. Non ricordo come entrò in mio possesso, né perché decisi di leggerlo, credo forse per combattere la noia di una lunga serata estiva. Ricordo però che iniziai a leggere e già dopo le prime pagine il racconto mi aveva conquistata. Passai parte della notte sveglia, leggendo tutto il libro senza interrompermi mai. Arrivata alla fine non mi ero accorta del tempo passato né della stanchezza ma avevo lottato, viaggiato e sofferto con il protagonista di quella incredibile storia come mai prima mi era capitato. Era un libro piccolo piccolo, poche pagine ricche di passione, coraggio e avventura. Era Il vecchio e il Mare di Ernest Hemingway. Da allora per me leggere non è più stata la stessa cosa.

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Io ho cominciato tardi ad amare la lettura ma oggi è possibile accompagnare anche i bambini più piccoli verso questo fantastico mondo in maniera facile e divertente. Sono presenti in commercio numerosi libri di stoffa per la primissima infanzia, attraverso i quali il bambino in età prescolare può iniziare ad appassionarsi al libro come strumento di svago.

Buongiorno Coniglietto. Libro di stoffa Lilliputiens

I libri di stoffa della Lilliputiens sono un esempio di quanto un libro gioco per la primissima infanzia possa divertire e coinvolgere un bambino accompagnandolo nei primi passi verso la lettura. Con un libro di stoffa Lilliputiens il bambino impara a leggere una storia attraverso le immagini, sfogliando in sequenza le pagine colorate dall’inizio alla fine mentre la mamma o il papà gli raccontano la storia, oppure in piena autonomia, scoprendo da solo cosa accadrà alla pagina successiva, perché una storia si scopre pagina dopo pagina e il piacere della scoperta è parte del fascino della lettura.


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La vera storia di Babbo Natale

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La vera storia di Babbo Natale

Chi è Babbo Natale? Come si è formata la leggenda che lo vede un barbuto pancione abitante del polo Nord e dispensatore di regali?

Le origini della leggenda si perdono indietro nel tempo, nel terzo secolo d.C. quando Nicola, il vescovo di Mira in asia minore, viveva una vita di lotta difendendo strenuamente i cristiani dalle persecuzioni romane.

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Ma come ha fatto un vescovo Turco a diventare l’abitante del polo Nord che tutti conosciamo?

La sua storia dalla Turchia passa per l’Italia, si diffonde in Europa, dall’Europa passa in America, per poi tornare da noi completamente modificata e con le caratteristiche che ormai tutti conosciamo.

 Il culto per San Nicola iniziò presto: subito dopo la sua morte gli furono attribuiti tantissimi miracoli e divenne ben presto il santo protettore dei bambini. Questo fece sì che, piano piano, in Italia e nella zona alpina fino in Germania si consolidasse la tradizione di fare doni ai bambini nel giorno a lui dedicato (il 6 Dicembre)

Con l’arrivo della riforma protestante, tuttavia, in tutta l’Europa del Nord fu abolito il culto dei santi, per mantenere però la ormai consolidata tradizione di fare i regali ai bambini si scelse come dispensatore di doni lo stesso Gesù Bambino, spostando così la festa dal 6 Dicembre alla notte di Natale e a Gesù Bambino vennero ben presto associati degli aiutanti per svolgere il lavoro di distribuzione dei doni.  

Nel passaggio verso il nuovo mondo, grazie agli immigrati nordeuropei, ritornò la figura del santo chiamato Sinterklass, da cui, attraverso un lungo processo di piccole modifiche, nacque Santa Claus.

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Illustrazione del 1870 della poesia “A Visit From St. Nicholas”

A dare a Babbo Natale l’aspetto attuale, di vecchio barbuto che solca il cielo su una slitta trainata da otto renne, fu una famosissima poesia: A Visit From St. Nicholas, pubblicata nel 1822 da Clement Clark Moore. Da quel momento in poi, piccole consecutive modifiche nell’outfit di Babbo natale lo hanno reso quello che conosciamo oggi ma solo verso la fine del secolo, grazie alle illustrazioni di Thomas Nast si impone la versione “definitiva”: un adulto corpulento, vestito di rosso con i bordi di pelliccia bianca, che parte dal Polo Nord con la sua slitta trainata da renne e sta attento a come si comportano i bambini.

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Santa Claus immaginato da Thomas Nast (1840-1902)

E quindi no, non è stata la “bibita più famosa al mondo” ad inventare Babbo Natale, ma ha solamente contribuito a definire il suo abito grazie alle campagne pubblicitarie diffuse a partire dal 1930: ecco di seguito alcuni esempi di immagini pubblicitarie con Babbo Natale realizzate tra il 1906 ed il 1925, quindi precedenti a quella più famosa che è giunta sino a noi!

Con lo sbarco degli americani durante la seconda guerra mondiale, Santa Claus fece il suo ritorno trionfale in Europa dove, accolto a braccia aperte insieme a tutte le novità portate dagli alleati, fu chiamato Père Noel, Father Christmas o Babbo Natale e sostituì un po’ ovunque i vecchi portatori di doni.

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Santa ed un suo aiutante. Pupazzi di peluche Jellycat

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La storia di Santa Lucia

 

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La Festa di Santa Lucia si celebra il 13 dicembre  in ricordo di Santa Lucia  martire del III secolo sotto l’imperatore  Diocleziano. Secondo la leggenda, la giovane Lucia portava cibo e aiuti ai cristiani che si nascondevano nelle catacombe di Siracusa e, per orientarsi al buio, portava sul capo una corona di candele in modo da avere le mani libere per trasportare più cibo.

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La festa, che prima che venisse attuata la riforma del calendario Gregoriano coincideva con il solstizio d’inverno, viene celebrata nel nord Italia, a Siracusa, e in Scandinavia dove, per via dei lunghi inverni, la santa è molto amata in quanto simbolo di luce. In Scandinavia Santa Lucia è rappresentata come una donna in abito bianco (colore della purezza del battesimo) e fascia rossa (colore del sangue del suo martirio) e con una corona di candele sulla sua testa e viene celebrata con feste e processioni.

In Italia, soprattutto al Nord, Santa Lucia porta i doni ai bambini. Questa tradizione ha avuto origine presumibilmente a Verona, intorno al XIII secolo: si narra che nella città, in particolare tra i bambini, fosse scoppiata una terribile epidemia di un male che danneggiava gli occhi. La popolazione decise allora di chiedere la grazia a Santa Lucia con un pellegrinaggio notturno fino alla sua chiesa. I bambini però non volevano partecipare per via del freddo, allora i genitori promisero loro che al rientro la santa gli avrebbe fatto trovare tanti balocchi. I bambini così furono convinti e parteciparono al pellegrinaggio. In seguito al pellegrinaggio l’epidemia ebbe fine. Da quel momento nacque la tradizione di far trovare ai bambini, la mattina del 13 dicembre, i doni portati dal Santa Lucia.

E a voi? Cosa ha portato Santa Lucia?

 

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“Mamma, come nascono i bambini? Li porta la cicogna?”

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Quale genitore non si è sentito rivolgere questa domanda? E quale genitore non è stato tentato, almeno all’inizio, di raccontare al bambino la favola della Cicogna?  

Quella della cicogna che porta i bambini è una fiaba che affonda le sue radici nel passato.

Da sempre la cicogna è stata associata a buona sorte e ad eventi positivi proprio per la sua natura: le cicogne sono uccelli migratori che, anno dopo anno, seguono un percorso prestabilito tornando sempre negli stessi luoghi ed in Europa arrivano con l’inizio della primavera, il tempo della rinascita della natura e dell’arrivo dei raccolti. E’ stato quindi inevitabile che le cicogne venissero associate alla rinascita ed alla fertilità.

Altra caratteristica peculiare delle cicogne, che ha contribuito alla nascita della loro fama di portatrici di bambini, è l’attenzione che hanno verso i nuovi nati: la mamma costruisce il nido con grandissima cura e, una volta schiuse le uova, entrambi i genitori si occupano della prole.

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Già i greci ed i romani consideravano sacri questi uccelli tanto che nell’antica Roma erano consacrati a Giunone, la dea della maternità e la loro presenza era associata a fortuna e buona riuscita del parto.

Queste credenze proseguirono nel corso dei secoli, attraverso tutto il medioevo tanto che in molte aree del nord Europa si riteneva che le anime dei bambini prima di nascere riposassero nelle paludi abitate dalle cicogne.

Maxi Muffin Gotz portato dalla cicogna

Maxi Muffin Gotz portato dalla cicogna

L’immagine della cicogna che porta i bambini però è stata fermata su carta solo nel XIX secolo da Hans Christian Andersen il quale, attingendo alla tradizione popolare del suo periodo, nella favola “le Cicogne” (che potete leggere qui per intero) ha per la prima volta raccontato dello stagno dove riposano i bambini prima di nascere e delle cicogne che li portano alle future mamme.

Questa leggenda ha poi avuto un tale successo che ancora oggi in buona parte del mondo si racconta ai bambini che sono stati portati in un fagotto nel becco di una cicogna.

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L’ora del tè tra gioco e leggenda

Tradizione antica che arriva da molto lontano, il tè, con le sue infinite varietà e con i riti connessi alla sua preparazione, è certamente una bevanda che ha conquistato il mondo. Strettamente collegato ad un momento di relax, il tè è amato dai grandi e dai bambini, che infiniti giochi creano intorno alla ritualità del tè, alle tazzine da riempire, alle foglie da mettere in infusione, ed alle chiacchiere da scambiarsi di fronte alle tazze fumanti.

servizio da tè Moulin Roty

servizio da tè Moulin Roty

Innumerevoli storie e leggende sono sorte intorno alla sua origine ma una delle storie più affascinanti è quella della ragazza e del pozzo del drago:

Tanto tempo fa, in Cina, ci fu una terribile epidemia di peste causata da un lungo periodo di siccità. La peste e la siccità causavano la morte di tantissime persone così che, quando la situazione era ormai diventata drammatica, furono chiamati alcuni saggi per trovare una soluzione a quella tragedia. I saggi raccontarono che, nei pressi di un pozzo situato sulle pendici di una montagna e sorvegliato da un feroce drago, cresceva una pianta miracolosa in grado di curare gli ammalati e di combattere la siccità. La popolazione allora decise di inviare alcuni giovani coraggiosi a recuperare questa pianta. Furono in tanti a partire ma nessuno fece ritorno: il drago, guardiano del pozzo, non permetteva a nessuno di avvicinarsi.

Decisero un giorno di partire due fratelli ma anche loro, come tutti gli altri partiti prima, non fecero ritorno.

Mademoiselle Eglantine Moulin Roty

Mademoiselle Eglantine Moulin Roty

Allora la loro sorella minore si mise in viaggio per trovarli. Quando la ragazza arrivò al pozzo, si accorse che il drago aveva trasformato in pietre tutti coloro che lo avevano affrontato, compresi i suoi fratelli. Non volendo fare la stessa fine, invece di avvicinarsi, scagliò da lontano una freccia contro il drago riuscendo ad ucciderlo prima ancora che il drago si accorgesse della sua presenza.

Avendo sconfitto il drago, la ragazza raccolse i germogli della pianta miracolosa, li annaffiò con l’acqua del pozzo, e questi diventarono piante adulte. La ragazza allora raccolse i semi di queste piante e li spremette sopra tutte le pietre le quali, bagnate da quelle gocce, ritornarono uomini.

valigetta del piccolo giardiniere Moulin Roty

valigetta del piccolo giardiniere Moulin Roty

Tornati al villaggio, la ragazza ed i suoi fratelli piantarono i semi della pianta sacra e, con le foglie delle piante che nacquero, fecero un infuso da far bere a tutti gli ammalati di peste. Tutte le persone ammalate guarirono, la pioggia tornò a cadere e la terra fu di nuovo fertile.

Da allora non si smise più di bere quel sacro infuso, che ora è conosciuto come tè Lun Jin o tè del pozzo del drago.

 

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Ci son due coccodrilli…una storia antica quanto l’uomo

 

arca di noè Vilac coccodrilli 2

Ci son due coccodrilli
ed un orango tango,
due piccoli serpenti
e un’aquila reale
il gatto il topo e l’elefante:
non manca più nessuno;
solo non si vedono i due liocorni

Così recita una famosissima canzone che ha accompagnato la nostra infanzia e adesso accompagna l’infanzia dei nostri bambini. Una canzone che racconta la storia di Noè, una storia antica, dei tempi della bibbia, tramandata di padre in figlio per millenni.

Ma quanti sanno che si tratta di una storia più antica della bibbia stessa e che affonda le radici nella cultura sumera e nella saga di Gilgamesh?

Come nella storia di Noè, le divinità sumere adirate con gli uomini e con il loro baccano, decisero di sterminare l’umanità inviando un diluvio, ma il dio Ea avvisò il buon Utanapishtim dell’imminente pericolo e gli suggerì di distruggere la propria capanna, di radunare le proprie cose, i parenti e tutti gli animali che fosse riuscito a trovare, e gli diede le indicazioni per costruire un’arca con la quale affrontare le acque.

Arca di Noè Vilac
Terminata la costruzione, Utanapishtim si ritirò all’interno dell’arca con tutta la sua famiglia e con gli animali ed attese.
Cadde la pioggia per sette giorni e sette notti, spazzando via ogni cosa. Terminata la pioggia il mondo era ricoperto dalle acque. Per dodici giorni e dodici notti l’arca andò alla deriva fino a che non si arenò sul monte Nizir.
Utanapishtim attese altri sette giorni, fece uscire una colomba che, non trovando dove posarsi, fece ritorno. Dopo qualche giorno, fu la volta di una rondine che tornò indietro dopo poco per lo stesso motivo. Quando alla fine Utanapishtim fece uscire un corvo, questi non fece più ritorno.

arca di noè Lilliputiens 2

Utanapishtim allora capì che la collera degli dei era finita, e con la moglie, i figli e tutti gli animali, uscì dall’arca scese a terra e potè rifondare l’umanità.
A questo punto chi non coglie le similitudini con il racconto biblico dell’arca di Noè?